Friedrich Nietzsche

Periodo giovanile

In una prima fase Nietzsche è ancora impregnato di romanticismo, si occupa di filologia e del bel mondo greco (La nascita della tragedia, 1872), scrive per compiacere Wagner, dedica un’inattuale a Schopenhauer elevandolo a modello di pensiero originale e indipendente (Schopenhauer come educatore, 1874).

Ne La nascita della Tragedia introduce i due impulsi che a suo dire sono alla base della grande cultura greca: lo spirito apollineo e lo spirito dionisiaco.

Lo spirito apollineo: è lo spirito dell’armonia, della razionalità, del limite, espresso al suo massimo grado nella scultura e nell’architettura greca dove tutto è proporzione aurea e statica bellezza. L’apollineo era per i greci una necessità vitale, non solo una mera espressione estetica, ma forma di riparo dall’orribile del mondo, è il principio ordinatore che ricopre il volto terribile dell’esistenza con la sua maschera di perfezione formale. Rappresentato dal dio Apollo, luce dell’intelletto, che incarna la bellezza ideale.

Lo spirito dionisiaco: è lo spirito che esprime il lato istintivo della vita, la sua cruda realtà, il suo fluire libero e caotico privo di limite, incarnato da Dioniso, il dio dell’ebbrezza, della fertilità e della frenesia sessuale. Si manifesta attraverso lo smarrimento dell'identità individuale e la fusione con la natura. È lo spirito della danza e della musica, di tutte le arti non plastiche (canto, musica, danza), in altri termini, è lo spirito del divenire laddove l’apollineo è l’eterno immutabile, l’idea platonica. 

Le due pulsioni raggiungono un virtuoso equilibrio nella tragedia attica di Sofocle ed Eschilo, dove il coro (cioè il principio dionisiaco) si fonde alla perfezione con l’azione concertata degli eroi sulla scena (l’apollineo). Ma ahimè questo virtuoso equilibrio si spezza con l’arrivo di Euripide e di Socrate, in cui l’apollineo degenera in razionalismo ottimistico soffocando l’elemento dionisiaco, cioè il genuino tragico dell’esistenza (lettura: il rimedio razionale ostacola l’evidenza originaria del divenire).

Periodo “illuministico”, o del mattino

La fase intermedia del pensiero di Nietzsche, o del mattino, è segnata dall’allontanamento dagli ideali schopenhaueriani e dalla rottura con Richard Wagner. Nietzsche adotta un approccio più analitico con l’intenzione di smascherare il vero fondamento delle grandi illusioni umane (Umano, troppo umano, 1878). Alla maniera degli illuministi, rischiara con la luce della verità gli errori del passato (“illuministico” non è qui da intendere come esaltazione della ragione ma come critica dei vecchi costrutti filosofici e morali). Il mattino simboleggia il risveglio dell'uomo.

Inizia l’opera di distruzione degli eterni: l’evidenza originaria è il divenire, il caotico fluire degli eventi, la realtà è caos, fluire continuamente mutevole, i nobili e grandi ideali umani sono mossi in realtà da pulsioni egoistiche e mere necessità di autoconservazione. Le religioni sono sistemi che ottundono la mente e stordiscono il cuore offrendo risposte elementari alle paure più profonde. La morale cristiana è una forma di negazione della vita, radicata nel risentimento e fondata sulla soppressione sistematica degli istinti vitali. La metafisica è mossa da errori logici e bisogni psicologici infantili. Occorre rimanere fedeli alla terra (cioè all’evidenza originaria della dimensione terrena, ogni altro mondo è illusorio).

In Aurora (1881) Nietzsche prosegue la sua opera di critica dei valori auspicando una nuova fase aurorale dell’umanità, un nuovo inizio incentrato sull’individuo, sulla liberazione delle sue pulsioni e sull’accettazione piena della vita, rifiutando l'ascetismo e l'etica del dovere. 

La Gaia Scienza (1882), libro cerniera che chiude il periodo illuministico e anticipa i temi del periodo maturo. Il titolo fa riferimento al “gai saber”, il nome col quale i trovatori provenzali chiamavano la loro arte, sintesi di canto, cavalleria e leggerezza di spirito (non un omaggio alla scienza deterministica, dogmatica per definizione). Sono introdotti i temi della Morte di Dio e dell’Eterno Ritorno, viene annunciato il Superuomo. 

Periodo dello Zarathustra, o del meriggio

Con la pubblicazione di Così parlò Zarathustra (1883-1885) il pensiero di Nietzsche entra nella sua fase matura, o del meriggio. Il meriggio simboleggia l'ora più limpida, in cui non esistono più ombre o finzioni metafisiche (la "morte di Dio"), e l'essere umano è finalmente libero di assumersi la responsabilità della propria esistenza.

La morte di Dio: Dio è morto perché è stato ucciso dagli uomini che non credono più agli eterni e alle favole dei mondi ultraterreni, la sua morte lascia aperta la porta all’avvento del Superuomo. Il crollo di ogni costrutto metafisico che si illudeva di razionalizzare caos ha generato smarrimento, l’uomo si ritrova senza una guida e senza più valori (fase del nichilismo passivo), egli deve dunque diventare a sua volta una guida, creare i propri valori (fase del nichilismo attivo).

Il Superuomo (Übermensch): con la presa di coscienza che Dio è morto, e cioè che il rimedio rappresentato dalle religioni è ormai tramontato, si fa avanti un nuovo tipo di uomo che crea da sé i propri valori e affronta la realtà senza farsi illusioni. Il Superuomo dice sì alla vita, ne accetta ogni aspetto, anche il più terribile (Amor fati), non si nasconde dietro le facili consolazioni della religione e della filosofia. 

La Volontà di Potenza:  la vita stessa è nella sua essenza Volontà di Potenza, impulso che tende all’autoaffermazione e al superamento continuo degli ostacoli che si frappongono tra l’uomo e il suo naturale bisogno di felicità (“La felicità è il sentimento che il potere cresce, che una resistenza è stata superata”). La Volontà di Potenza ispira anche il rimedi della metafisica, spinge gli uomini più deboli a creare un mondo fittizio oltre il mondo vero per dare un ordine comprensibile al caos, il Superuomo è colui che abbraccia invece la Volontà di Potenza senza costruirsi dei ripari, consapevole di agire per accrescere solamente la sua forza (rovesciamento della dottrina della Volontà di Schopenhauer, da forza crudele che deve essere negata a forza attiva che desidera accrescere all’infinito la sua potenza).

L’Eterno Ritorno: la Volontà di Potenza vuole accrescere continuamente la propria forza e non può tollerare di non poter agire sul passato che si presenta come un accumulo di fatti immutabili, non più dominabili dalla volontà. L’uomo deve dunque volere l’Eterno Ritorno, cioè deve volere di rivolere anche i fatti del passato. Questa intuizione fondamentale del pensiero nietzschiano si fonda su un argomento: posto un numero finito di accadimenti in un tempo infinito (il tempo si prolunga infatti all’infinito in avanti come all’indietro), allora per un calcolo combinatorio essi sono destinati a ripresentarsi uguali e dunque l’uomo a vivere e a volere di nuovo, all’infinito. La necessità di far cadere anche l’immutabilità del passato unita alla necessità che la Volontà di Potenza sia forza sempre innovante conduce a questo recupero della circolarità del tempo che fu già degli antichi greci (si pensi al pensiero Stoico).

L’ultimo periodo, o del tramonto

Nell’ultima fase della sua vita Nietzsche ha già a disposizione tutti gli strumenti per sferrare gli ultimi colpi mortali alla società e agli ordinamenti morali. È un periodo di frenetica attività: nel 1886 scrive Al di là del bene e del male, l’anno successivo è la volta di Genealogia della Morale, nel 1888 pubblica Crepuscolo degli IdoliL’Anticristo e una sorta di autobiografia a commiato, Ecce Homo.

La critica si fa sempre più sferzante, il suo bersaglio è tutta la filosofia occidentale da Socrate e Platone in poi, rei di aver creato l’illusione di un mondo “vero” al di là di quello apparente. Socrate rappresenta l’odio per gli istinti da tenere a bada con l'uso della ragione, ciò che Nietzsche considera invece come una malattia: la morale socratica, e quindi quella cristiana che ne deriva, è un capovolgimento dell'amore per la vita. Si scaglia contro l’“amor di verità” dei filosofi, accusandoli di aver svalutato le apparenze del mondo sensibile, le uniche realmente esistenti, e di avergli preferito le verità fasulle della metafisica. 

La morale del gregge e dei signori: abbiamo l’esempio dei greco-romani, uomini forti il cui agire non era ancora stato corrotto dal pensiero giudaico-cristiano, essi volevano solo accrescere la loro forza, il loro era un "dire sì" alla vita, la loro era una morale dei signori: si sentivano i più forti attribuendo alla loro forza il valore di “bene”. Per contro, questa morale dei signori era considerata dalle classi inferiori come un “male”, rovesciando il significato originario di ciò che era "buono": il nobile, privo di sensi di colpa, diventa il malvagio e il prepotente, mentre il debole, subdolo e malfido, appare come il mite, il benevolo, il giusto. È la morale del gregge, che fu già del cristianesimo e poi del socialismo suo erede, e di tutta la civiltà democratica che rivaluta la docilità a scapito dell'accrescimento della forza.

La maledizione del cristianesimo: L’ultima grande maledizione Nietzsche la scaglia contro il cristianesimo, non contro la figura del Cristo, individuo libero, puro, innocente, vero trasvalutatore di valori, che muore privo di colpe e di condanna verso i propri nemici (Cristo come Superuomo), ma contro il tradimento operato da Paolo di Tarso e dagli evangelisti, che vi hanno fondato sopra la loro chiesa dogmatica e incentrata sul peccato e il senso di colpa, trasformando l'originario messaggio di Gesù in una religione del risentimento. Il cristianesimo incarna tutti quei valori contrari alla vita che Nietzsche vuole rovesciare. Lo stesso regno di Dio di cui parla Cristo sarebbe il regno della pace interiore, da raggiungere qui sulla terra, non già in una vita dopo la morte, questo in buona sostanza è il vero significato di quella Buona Novella che fu corrotta dagli uomini.

Conclusione: i tratti essenziali del pensiero di Nietzsche

La minaccia e il rimedio. Per Nietzsche la tendenza fondamentale della civiltà europea è quella di predisporre un rimedio contro la minaccia dell’imprevedibile (il divenire). L’evidenza originaria è il caos, l’imprevedibile sopraggiungere degli eventi, di fronte a questa minaccia dolorosa gli uomini europei hanno via via creato sistemi religiosi e filosofici per ricondurre il caos a un ordinamento razionale, ma questo ordinamento è una finzione, il caos è la vera realtà, ogni altra realtà è una forma di contraffazione del vero. Si tratta dunque di rendersi conto, secondo Nietzsche, che il rimedio è stato peggiore del male, e cioè che nel tentativo di allontanare la minaccia gli uomini hanno rinunciato a vivere autenticamente la vita in nome di una consolatoria e contraffatta interpretazione del mondo.

Superuomo e Volontà di Potenza. L’umanità del futuro si libererà di questa disposizione al rimedio e accetterà la vita per ciò che è, corrente di eventi sempre nuovi e imprevedibili, disponibili all’azione della volontà. Il nuovo uomo (Übermensch, perché si tratterà di un tipo di uomo superiore a quello precedente) è l’uomo che liberatosi della volontà di rimedio agirà nell’accettazione piena e autentica della vita. Il Superuomo e l’uomo della tradizione sono mossi dalla stessa Volontà di Potenza, solo che nell’uomo della tradizione prende la forma del rimedio e del risentimento, mentre nel Superuomo si traduce in piena accettazione della vita (il “dire sì alla vita”, l’amor fati, la creazione di nuovi valori).

Decadenza: l'uomo nuovo è insieme quello più antico. La decadenza (“décadence”) è il processo di corruzione e infiacchimento degli istinti vitali iniziato con la metafisica greca di Socrate e Platone. Il razionalismo socratico ha prodotto quella diffidenza verso gli istinti che si ritroverà anche nel cristianesimo e in tutte le forme moderne della società borghese, socialismo, capitalismo e democrazia, colpevoli di diffondere una mediocre morale del gregge. Il Superuomo è allo stesso tempo un ritorno all’ideale dell’uomo presocratico, a quell’uomo greco antecedente alle corruzioni della metafisica i cui istinti erano lineari, genuinamente rivolti a una pienezza priva di sotterfugi. Quella di Nietzsche è un’etica del mutamento dello spirito.

Il Nietzsche controverso: la giustificazione della forza. Nietzsche pone come fondamento della realtà la legge della Volontà di Potenza: tutto muove dal desiderio di autoaffermazione, dal piacere del dominio, della sensazione di forza che ne scaturisce. Tutto nel mondo è lotta, così come lo era nel pensiero di Schopenhauer, ma in Nietzsche questa lotta viene pienamente accettata, elevata a significato più genuino della realtà. La morale tradizionale si fonda su un rovesciamento: il debole, che pur vuole primeggiare, spinto dal risentimento si serve di sotterfugi per mettere in cattiva luce il più forte, il quale primeggia in forza della sua superiorità, non già per un suo malanimo nei confronti dei deboli. Ma di quale forza si tratta? Di una forza spirituale prima ancora che materiale. Forza di carattere, qui intesa nel senso più alto, in quanto superiore qualità umana. Ma nella società in cui viveva Nietzsche, e a maggior ragione nella nostra, questa affermazione risuona sinistra. Dottrine fondate sulla giustificazione della forza hanno prodotto grandi tragedie, la democrazia così svalutata da Nietzsche è diventata rimedio e soluzione politica a quelle tragedie. Lo spirito della grecità è oggi per noi un ideale estetico, quasi apollineo, ripulito da ogni concreta manifestazione di violenza e di sopraffazione. Nietzsche operava su un piano diverso, e non è un caso che in lui abbiano potuto trovare rifugio dottrine reazionarie come rivoluzionarie, ciascuna prendendo quello che le era più congeniale e trascurandone il resto. Questa operazione, dopotutto, confermerebbe il giudizio di Nietzsche sui guasti della moralità di gregge.